mercoledì , Novembre 25 2020

Sensori ottici Time-of-Flight: perché averle negli smartphone è utile

I sensori cosiddetti ToF, ovvero Tempo di Volo in italiano (Time of Flight in inglese), usano un fascio di luce per determinare la distanza dal soggetto inquadrato.

Questa tecnica permette al sensore ottico di analizzare le immagini in base al tempo di ritorno di un fascio di luce emesso. In fisica, la velocità della luce nel vuoto è di circa 300.000Km/s (non orari, ma al secondo!). Grazie all’altissima velocità della luce ed avendo un sistema di analisi integrato, un sensore di questo tipo può interpretare in tempo reale la distanza del soggetto.

Tutto questo, in poche parole, si traduce sì in una fotografia completa come un sensore normale, ma la misura della distanza viene effettuate in modo indipendente su ogni pixel. Questo, in altro modo, si traduce in un elaborazione tridimensionale del soggetto inquadrato. Con il seguente video dimostrativo possiamo capire meglio il principio di funzionamento della tecnologia.

LG G8 ThinQ e le gesture 3D

Se quello mostrato nel precedente video era un hardware di tipo dedicato, su LG G8 ThinQ è possibile, invece, vederne un esempio applicato. In quest’altro video, realizzato dai ragazzi di TechTheLead, Bernd Baxbaum (Fondatore e Chief Executive Officier di PMD Technologies) illustra appunto l’applicazione del sensore ToF su LG G8 ThinQ.

Impressionante, quindi uno smartphone con un sensore del genere può “capire” le dimensioni di un oggetto, la direzione di movimento e la posizione relativa al sensore.

Oltre alle applicazioni più disparate, con un sensore ToF sul nostro smartphone potremmo ricreare in pochi secondi un modello 3D di un volto, ad esempio.

Qual è quindi la vostra opinione in merito? Pensate che sia utile o che la fantasia stia volando troppo in ambito tecnologico?

Informazioni su Nazareno Pisani

Appassionato di tecnologia, informatica ed anche videogiochi. Durante gli studi universitari mi sono imbattuto in OpenSUSE, la mia prima distribuzione GNU/Linux. Usata per parecchi anni, mi sono trasferito su Ubuntu, Debian e alla fine Linux Mint. Ma da quando ho saputo che Google avrebbe rilasciato il suo OS per smartphone basato sul kernel Linux, è stato amore a prima vista!

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