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OnePlus mi hai fatto ricredere, Google potevi fare meglio

Con un anno che si sta chiudendo all’insegna dell’innovazione, c’è chi rimane “ancorato” sia a form factor stantii, ma consolidati, c’è invece chi ha osato. Ha osato Samsung, con Galaxy Fold ed il lancio rocambolesco, ma gestito come solo la coreana da fare: da leader. Ha osato tantissimo Huawei, confezionando un Mate 30 Pro con una valanga di tecnologia. Oserà ancor di più Xiaomi, già abbiamo visto con Mi Mix Alpha cosa è stata in grado di fare. Poi c’è anche Pixel 4 che, con il suo micro radar, osa e dominerebbe nel campo dell’esperienza utente per le interazioni “touchless“. Ma non ci siamo Google, amo i Pixel perché sono l’espressione più bella di Android, ovvero la Vanilla. Ma così, non conquisteranno mai il mercato.

Un’esperienza utente, che comprenda tutto non solo Project Soli e Motion Sense, non può prescindere da altre esperienze utente. Se Google Pixel 4 presenta un parco tecnologico di rispetto e, sinceramente, non ha notch ed è bello così, d’altro canto ci sono lacune che sul finire del 2019 da Google non me lo aspettavo proprio. L’acquisto di un terminale, scusami Google, non è un’esperienza? Acquistare a 759€ Pixel 4 in versione base (6GB di RAM e 64GB di memoria interna) non è proprio una bellissima esperienza: OnePlus 7T arriva con 8GB di RAM e 128 di memoria interna, Mi 9T Pro ha la stessa RAM di Pixel 4 e 128GB di memoria interna. Cito questi due, perché se non sono in pari con le prestazioni, sono addirittura superiori in altre: ma costano meno.

Assodato che quando acquisti un Pixel paghi tacitamente il rilascio immediato, dopo la pubblicazione, dell’ultima versione di Android. Google, quest’anno, sotto questo punto di vista ha di fatto compiuto un autentico capolavoro: tutti i Pixel, dal più vecchio al più recente hanno ricevuto Android 10. Pure quelli che avevano più di 3 anni, bravissima.

Poi, però, esce OxygenOS 10.0, non solo per OnePlus 7 e 7 Pro dopo sole due settimane di Beta, ma anche per OnePlus 6 e 6T. La distribuzione, annunciata proprio ieri (almeno, nel momento in cui sto scrivendo), è ancora in fase pianificata. Ma questione di giorni e OnePlus sarà effettivamente la prima azienda ad aver aggiornato i due top di gamma del 2018. Prima di tutti, persino di quelli che ancora devono aggiornare le loro ammiraglie 2019.

OnePlus 7T è la mia scelta per il 2019. Voglio dare di nuovo fiducia a OnePlus

Autonomia della batteria: un altro fattore che sinceramente è un fattore più rilevante del prezzo di acquisto a proposito di esperienza utente. Se a scegliere fra due smartphone, uno costa 50-100€ in più, ma ha dei benefit che giustificano la differenza, francamente non ci penso nemmeno un attimo a spendere qualche euro in più. Ma nel momento stesso in cui leggo che la batteria, alle soglie del 2020, di Pixel 4 (non XL) è di soli 2.800mAh, contro i 3.800 di OnePlus 7T mi cadono le braccia, le spalle e le clavicole a terra. Tutta l’ottimizzazione software in termini di incremento della durata della batteria non potranno mai contrastare il decadimento di una batteria agli ioni di litio. In un solo anno, a temperatura costante di 25°C, una batteria agli ioni di litio perde circa il 25% di efficienza. Questo vale sia che la batteria sia da 2.800mAh o 3.800. Ma se di suo è striminzita e spendi 760€, ti aspetti che duri almeno due anni in condizioni decenti.

Motion Sense? Ma perché, sul mio Galaxy S9+ avevo la funzione di riattivazione dello schermo, una volta sollevato dalla scrivania. Tutto il Project Soli si riduce ad un mero controllo (bellissimo per altro) delle canzoni senza toccare lo schermo. No, grazie.

Vi ricordo che, questo alla fine è il mio pensiero ed in nessun modo attaccherei i Pixel se non fosse che la situazione è quella che ho dipinto. Un quadro che alla fine, però, dovrebbe guardare Google e fare come OnePlus: ascoltare la comunity. Ci spero vivamente, perché per il 2020 ho il presentimento che ci aspetta un Galaxy S11 dove Samsung probabilmente potrebbe tornare ad osare.

Informazioni su Nazareno Pisani

Appassionato di tecnologia, informatica ed anche videogiochi. Durante gli studi universitari mi sono imbattuto in OpenSUSE, la mia prima distribuzione GNU/Linux. Usata per parecchi anni, mi sono trasferito su Ubuntu, Debian e alla fine Linux Mint. Ma da quando ho saputo che Google avrebbe rilasciato il suo OS per smartphone basato sul kernel Linux, è stato amore a prima vista!