giovedì , Novembre 26 2020

Distribuzione Android: che succede Google?

Tutti, chi più chi meno, ormai sappiamo che uno dei problemi cruciali di Android è la frammentazione. Purtroppo molto spesso accade che, se volessimo avere sul nostro smartphone l’ultima versione del robottino verde, allora dovremmo munirci di un terminale nuovo, sia esso un top di gamma che no.

Ora, sebbene l’innovazione software è giusto che sia supportata anche da quella hardware, è anche vero che per innovare il nostro smartphone c’è un costo da sostenere a volte non proprio irrilevante. Lasciando perdere il fattore economico, Google era solita pubblicare mensilmente lo stato della distribuzione del nostro amato Android.

I dati per i quali queste pubblicazioni si sono fermate, sfortunatamente, risalgono all’ultimo quadrimestre del 2018, precisamente ad ottobre. Stando a quei dati, infatti, non c’è alcuna traccia di Android Pie che rappresenta, da agosto 2018, la versione numero 9 dell’OS per dispositivi mobili made in Google.

Come possiamo vedere, la versione di Android che a quel periodo padroneggiava la scena era Android 7.0 noto come Android Nougat. Ma cosa sta succedendo? Perché Google ha smesso di pubblicare (o forse addirittura di raccogliere) i dati a proposito della distribuzione di Android?

Android Pie, dove sei finito?

Sapere quale versione di Android gira ed in quale percentuale rispetto alle altre, statisticamente era un modo non solo per avere un’idea della distribuzione ma anche della frammentazione delle varie versioni del robottino. Soprattutto per gli sviluppatori, dovendo riferirsi a diverse API, avrebbero così a disposizione uno strumento statistico grazie al quale potevano considerare una o più versioni di Android come “obsolete”.

Con l’uscita di Android Pie su molti terminali ormai e con l’arrivo sul mercato di nuovi dispositivi con a bordo la stessa versione 9 di Android, avere un’idea di quanto stia incidendo anche l’ultima release del nostro amato OS potrebbe essere una cosa interessante. Specie a chi, per lavoro o passione, come detto prima si impegna nello sviluppo di software di cui poi noi beneficiamo.

Il primo indiziato: Project Treble

Sembrerebbe quasi che Project Treble sia uno strumento di cui Google stessa abbia paura. Treble, per chi non lo sapesse, è un progetto grazie al quale Google ha messo nelle mani dei produttori di smartphone e table Android la possibilità di lavorare su porzioni di codice del sistema operativo al fine di velocizzare gli aggiornamenti software anche sui dispositivi non Pixel.

Ora, sebbene ormai l’intento di Google con la sua line-up Pixel è chiaro e cioè vorrebbe competere con produttori come Samsung ed Apple, d’altro canto non è chiarissimo come invece Treble possa ostacolare in qualche modo Google in questa competizione.

Speculandoci un po’ sopra, potrebbe darsi che Google possa avere il timore che dalla raccolta dei dati di Treble e la conseguente pubblicazione della distribuzione di Android, i diretti rivali possano stimare quanti Pixel siano stati venduti. In un mercato con così tanti competitor, non è una informazione da poco.

Speriamo che in tempi brevi si possa sciogliere il nodo attorno a questa faccenda, perché non è comunque utile a nessuno questa eventuale strategia, semmai fosse vera. D’altro canto, chi sceglie Samsung (ad esempio) molto spesso lo fa perché o è affezionato al marchio oppure perché, al di là delle funzioni intrinseche di Android stesso, è appagato dalle personalizzazioni che la coreana ha integrato nel corso del tempo sui suoi dispositivi.

Chi sceglie Apple è difficilmente un argomento di confronto, per quanto riguarda la differenza enorme che esiste fra i due sistemi operativi, che (senza essere troppo di parte) si possono ritenere tutti e due estremamente validi.

In attesa di avere dati su cui poter fare delle considerazioni più precise, intanto all’orizzonte ci sono moltissimi nuovi smartphone in arrivo con Android Pie. Nonostante tutto, che ne pensate invece di sapere che ad ottobre 2018 Android Gingerbread rimane ancorato al 3% dei dispositivi censiti?

Fonte

Informazioni su Nazareno Pisani

Appassionato di tecnologia, informatica ed anche videogiochi. Durante gli studi universitari mi sono imbattuto in OpenSUSE, la mia prima distribuzione GNU/Linux. Usata per parecchi anni, mi sono trasferito su Ubuntu, Debian e alla fine Linux Mint. Ma da quando ho saputo che Google avrebbe rilasciato il suo OS per smartphone basato sul kernel Linux, è stato amore a prima vista!

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