martedì , Novembre 24 2020
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FaceApp e privacy: invecchiare diventa virale su Facebook

Già, di suo, la traduzione del nome del social network è letteralmente “libro dei volti”. Se questo non bastasse, arriva FaceApp a mettere ulteriormente a rischio la nostra privacy. Ci sono molte cose belle in giro e che la tecnologia ci mette a disposizione, ma quanto siamo informati prima di mettere il nostro volto online? E condividerlo sui social come se fosse acqua fresca?

Prima di tutto, per quanto riguarda il funzionamento dell’applicazione possiamo dirvi che è molto semplice, ma c’è un problema. Se per tutelare il codice dell’applicazione, gli sviluppatori hanno optato per l’upload sui loro server della foto da elaborare, non c’è traccia di un consenso informato. A darne notizia è l’analista Jane Manchun Wong che in una digressione di tweet sul suo profilo Twitter sembra sufficientemente allarmata.

Quello che vedete qui sopra, possiamo considerarlo come un unico tweet in cui il messaggio è chiaro. Dal punto di vista professionale, è d’accordo con gli sviluppatori che vogliono proteggere il loro lavoro.

Purtroppo però, non c’è né un modo per cancellare la foto né tanto meno è possibile sapere se la foto è stata cancellata davvero. Parliamo ovviamente dell’originale.

FaceApp parla di Privacy il CEO, le foto caricate rimarranno per “pochi giorni”

Il problema è che non viene detto in nessun modo all’utente che la foto verrà caricata sui loro server per applicarne i filtri. Quando si parla di privacy, non c’è nessuna scusa. In questo caso, l’allarme lanciato da analisti del calibro di Jane è da non sottovalutare.

Comunque, Wireless Lab ha ufficializzato che la permanenza delle foto sui solo server è temporanea, dopo alcuni giorni la foto verrà cancellata. Sicuramente nel corso dei prossimi giorni potremmo seguire l’evoluzione della faccenda.

Ci sarebbero potute essere altre soluzioni, Wireless Lab ha optato per quella più sicura per il proprio codice. Ma per la privacy dell’utente? Noi aspettiamo di sapere che accadrà nei prossimi giorni. Sicuramente non c’è altro da aspettarsi che il polverone che verrà alzato sarà vistoso. Il nostro consiglio? Se non siete propriamente informati su come funziona un’applicazione di questo tipo, non rischiate.

Fonte

Informazioni su Nazareno Pisani

Appassionato di tecnologia, informatica ed anche videogiochi. Durante gli studi universitari mi sono imbattuto in OpenSUSE, la mia prima distribuzione GNU/Linux. Usata per parecchi anni, mi sono trasferito su Ubuntu, Debian e alla fine Linux Mint. Ma da quando ho saputo che Google avrebbe rilasciato il suo OS per smartphone basato sul kernel Linux, è stato amore a prima vista!

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