venerdì , Maggio 7 2021

Huawei disposta a firmare un accordo “anti-spia”

Il concetto di paradosso, se non lo avessi avuto chiaro prima, adesso è più che lampante: Huawei scende a patti con gli USA, dicendosi disposta a firmare un accordo “anti-spia”, rimanendo lo stesso un passo indietro su future relazioni commerciali.

Perché, quindi, firmare un accordo anti spionaggio con gli USA, se poi non sai se avrai rapporti commerciali con loro o meno? La dichiarazione di Liang Hua, lascia seriamente perplessi.

Siamo disposti a firmare un accordo di anti-spionaggio con gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti non hanno mai comprato da noi, non stanno comprando niente e non hanno piani di acquisto da noi. Quindi non so se sia conveniente un accordo del genere

A parte questo, si sta ancora aspettando una risposta a proposito della citazione in giudizio da parte dei legali di Huawei nei confronti del governo degli Stati Uniti. Sono profondamente d’accordo, invece, con quando affermato da David Daokui Li (professore del dipartimento di finanza della Scuola di Economia dell’università di Tsinghua).

La mossa di Trump, a lungo andare, sveglierà le capacità dormienti di Huawei

Huawei, per altro, si è portata qualcosa come almeno 18 mesi avanti a tutti nella realizzazione di reti in 5G. Un vantaggio temporale, in termini tecnologici, devastante. Scendere a patti con qualcuno che ti accusa senza poter dimostrare ciò che sta muovendo pretestuosamente? Perché?

Non voglio difendere Huawei a tutti i costi, ma finché non ci sono le prove, mi sembra del tutto assurdo che da un lato si dia l’inizio ad una caccia alle streghe enorme. Dall’altro, una nazione come gli Stati Uniti d’America che basa sul diritto al processo (ci sono ben due emendamenti a tal proposito nella costituzione dei diritti in America, se sbaglio per favore correggetemi) ed invece emana una sentenza esecutiva, ripeto, senza prove alcune.

Fonte

Informazioni su Nazareno Pisani

Appassionato di tecnologia, informatica ed anche videogiochi. Durante gli studi universitari mi sono imbattuto in OpenSUSE, la mia prima distribuzione GNU/Linux. Usata per parecchi anni, mi sono trasferito su Ubuntu, Debian e alla fine Linux Mint. Ma da quando ho saputo che Google avrebbe rilasciato il suo OS per smartphone basato sul kernel Linux, è stato amore a prima vista!

Potrebbe interessarti

poco logo

POCO F2 Pro teardown analitico da JRE

Quando si parla di un terminale economico, si pensa spesso ad uno smartphone che ci …