venerdì , Settembre 25 2020

Mate 30 Pro teardown di iFixit, non si ripara facilmente

Purtroppo il nostro fidato Zack di JerryRigEverything non ha ancora potuto mettere le mani su Mate 30 Pro, ma a farne il teardown ci hanno pensato i ragazzi di iFixit. Possiamo comunque apprezzare la qualità costruttiva del top di gamma cinese, il re della fotografia su smartphone per il 2019.

Mate 30 Pro teardown

Proprio dal pacco completo delle fotocamere, intravedendo anche la scheda madre, iniziamo. Gigantesco è il primo aggettivo con cui è definibile il blocco squadrato dei sensori ottici. Grazie al lavoro meraviglioso di iFixit, possiamo vedere che i sensori ottici principali del top di gamma sono “diversi”. Sono tutti e due due sensori da 40MP, ma nello specifico uno è il Sony IMX608 e l’altro invece l’IMX600. Caratteristiche differenti, scopi di applicazione differente.

Mate 30 Pro modulo fotocamere

In questo particolare, guardando un po’ più attentamente si nota la differenza sia di apertura focale che di grandezza, quindi, delle lenti. Il primo in basso a destra, il Sony IMX600 è dotato della tecnologia SuperSensing ed un filtro RYYB per una migliore resa cromatica. Di fatto, al momento, Huawei Mate 30 Pro è ancora in cima alla classifica di DxOMark, ma grazie ad iFixit dal teardown otteniamo altre conferme. Non guastano mai.

L’altro sensore in alto a destra, ovvero il Sony IMX608, è quello dotato della tecnologia CineMatrix. Unitamente al sensore di profondità Sony IMX316, aggiunge informazioni per quanto riguarda la profondità di campo nei video. L’ultimo, ma non meno importante, è il sensore telescopico. Con il suo zoom ottico 3x, ibrido 5x e digitale fino a 30x ha anche la stabilizzazione ottica. Tutti i sensori sono inclusi in un unico box in metallo, eccezion fatto per quello di profondità in alto a sinistra.


Huawei Mate 30 Pro voto del teardown 5 su 10, ma altamente modulare

Mate 30 Pro teardown

Difficile accedere alla batteria, stando a quanto riporta iFixit, ma la modularità del terminale è elevata. Questo, com’è facile intuire, agevola la riparazione di un componente semplicemente cambiandone il modulo a cui appartiene. Sconsigliare di riparare in casa un terminale è un avviso che sembrerebbe banale, ma vi esortiamo a rivolgervi sempre ad un centro di riparazione. A meno che non sappiate esattamente quello che state facendo.

Altrimenti, prendiamo Huawei Mate 30 Pro, guardiamo come lo hanno smontato pezzo per pezzo i ragazzi di iFixit e ammiriamo la qualità complessiva di realizzazione. Difficile da aprire, ma componenti modulari. Brava Huawei.

Fonte

Informazioni su Nazareno Pisani

Appassionato di tecnologia, informatica ed anche videogiochi. Durante gli studi universitari mi sono imbattuto in OpenSUSE, la mia prima distribuzione GNU/Linux. Usata per parecchi anni, mi sono trasferito su Ubuntu, Debian e alla fine Linux Mint. Ma da quando ho saputo che Google avrebbe rilasciato il suo OS per smartphone basato sul kernel Linux, è stato amore a prima vista!

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