mercoledì , Novembre 25 2020
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Il Ban di Huawei: l’inefficienza americana

Ormai da tempo si sta parlando delle motivazioni, più o meno valide, che hanno “spinto” il governo americano a bandire Huawei dagli USA. Le accuse, per quanto è ormai ben noto, sono tutte presunte, ipotesi basate sul “potrebbe”. Ma intanto hanno comunque fruttato a Huawei un ban dagli USA, impedendo di fatto anche alle aziende americane di avere rapporti commerciali.

Per quanto riguarda un’opinione sana, discreta ed il più oggettiva possibile, un’accusa del genere andrebbe supportata da prove. Prima di arrivare in pompa magna ed urlare ai quattro venti “Huawei ci spia”, si dovrebbe pensare anche ad un piano B. Oltre che, ovviamente, ad averne le prove. Huawei, di suo lo aveva già fatto avendo accumulato riserve di beni per garantire una produzione di almeno 9 mesi in autonomia.

L’amministrazione Trump, invece, inizia a fronteggiare un piccolo dettaglio: la maggior parte dei piccoli operatori americani usano tecnologie Huawei per le proprie reti. “Smantellare e ricostruire una rete per sostituire gli impianti costerebbe troppo e richiederebbe almeno 7 anni, perché i piccoli operatori dipendono dagli strumenti Huawei”. E’ quello che ha riferito Carressa Bennet, del consiglio generale dell’American Rural Wireless Association.

Il Ban di Huawei? Ren Zhengfei non ha bisogno del mercato americano

Quando sei il proprietario dell’azienda che fornisce le tecnologie ed i prodotti migliori sul mercato per la realizzazione delle future reti 5G. Quando hai creato un’azienda che ha tenuto testa al leader nel segmento Android per quanto concerne la telefonia. Quando hai creato dipendenza dai tuoi prodotti, poiché sostituire le reti ormai sarebbe economicamente quasi insostenibile, tecnicamente improponibile e con tempistiche bibliche. Allora hai creato un’azienda che non ha bisogno del mercato di una sola nazione, sia essa l’America stessa.

Ren Zhengfei presidente di Huawei, afferma chiaramente che Huawei non ha intenzioni di mettere ed usare backdoor nei propri apparati. Sicuramente si potrebbe dire che è una dichiarazione maliziosamente ovvia. Qui sotto trovate l’intervista con il Time. Oltre all’e conseguenze economiche, c’è anche il fatto che le apparecchiature vendute sono in totale controllo agli operatori a cui le vendono. Huawei le produce e le vende soltanto.

“Penso che l’amministrazione Trump stia portando la Cina a migliorarsi, non è grande?”

Parole che evidenziano ancora di più l’insensatezza della decisione americana, che prima di penalizzare Huawei rischia pesantemente di penalizzare le aziende americane stesse.

D’altro canto, se l’amministrazione Trump ed altri governi scoprissero (dimostrandone l’esistenza) queste fantomatiche backdoor, allora il ban avrebbe senso. E tutte le conseguenze sarebbero pienamente giustificate. Ma al momento le conseguenze derivanti dal ban di Huawei dagli USA non si abbatteranno, quindi, su Huawei per prima, ma sugli Stati Uniti stessi. Bravo Trump, molto furbo.

Fonte

Informazioni su Nazareno Pisani

Appassionato di tecnologia, informatica ed anche videogiochi. Durante gli studi universitari mi sono imbattuto in OpenSUSE, la mia prima distribuzione GNU/Linux. Usata per parecchi anni, mi sono trasferito su Ubuntu, Debian e alla fine Linux Mint. Ma da quando ho saputo che Google avrebbe rilasciato il suo OS per smartphone basato sul kernel Linux, è stato amore a prima vista!

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