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Mi 10 5G, teardown analitico da Xiaomi India

Per la prima, parliamo di un terminale smontato sì ma non da Zack di JerryRigEverything. Qui di seguito possiamo vedere Xiaomi Mi 10 5G smontato nel teardown analitico di Manu Kumar Jain. Per chiarezza, il terminale è stato disassemblato prima, ovviamente per dare più spazio alla parte analitica. A parte questo, il primo componente che interessa è sicuramente il blocco delle fotocamere. Il sensore principale da 108MP, con tutti gli altri disponibili che si trovano a bordo del top di gamma Xiaomi.

Il video, onestamente, non ha lo stesso impatto di quelli a cui ci ha abituato Zack. Vedere il terminale smontato dalla back cover fino all’ultimo pezzo utile, è tutta un’altra faccenda. Questo, però, non cambia il fatto che la qualità del terminale sia di ottimo livello. Xiaomi Mi 10 5G è un top di gamma, non servono di certo teardown per dimostrarlo. L’altoparlante stereo, la batteria da 4.780mAh ed il SoC Snapodragon 865 sono solo alcune delle specifiche tecniche.

Qui sopra abbiamo messo in evidenza i sensori ottici posteriori, capitanati appunto da ISOCELL Bright HMX. Un’altra cosa che ci piace, l’adesivo di sicurezza per la rimozione della batteria. In questo modo, la sostituzione è praticamente sicura e non si rischia di forare lo strato protettivo della batteria. Invece, qui sotto possiamo vedere il dettaglio del SoC, sua maestà Snapdragon 865 ed il modulo di memoria RAM di tipo LPDDR5.

Il telaio, in alluminio, dissiperà il calore, gran parte attraverso il display. Il prezzo di lancio di Xiaomi Mi 10 5G, è comunque più interessante. Per 799€, potremmo portare a casa il top di gamma, con tanto di connessione 5G. Un prezzo niente male, considerando che la stragrande maggioranza dei terminali con Snapdragon 865 sono tutti un po’ “costosi”. Che ne pensate? Il vostro prossimo smartphone potrebbe essere Xiaomi Mi 10 5G? Fatecelo sapere usando il box dei commenti qui sotto.

Fonte

Informazioni su Nazareno Pisani

Appassionato di tecnologia, informatica ed anche videogiochi. Durante gli studi universitari mi sono imbattuto in OpenSUSE, la mia prima distribuzione GNU/Linux. Usata per parecchi anni, mi sono trasferito su Ubuntu, Debian e alla fine Linux Mint. Ma da quando ho saputo che Google avrebbe rilasciato il suo OS per smartphone basato sul kernel Linux, è stato amore a prima vista!

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