venerdì , Settembre 25 2020

Pixel 4 XL teardown analitico di JRE

Prima lo ha spezzato in ed ora lo smonta, il top di gamma di Big G per il 2019 nella sua versione extra large passa sotto al microscopio di Zack. Pixel 4 XL passa quindi attraverso il teardown analitico di JRE. Tanti, tanti ed ancora tanti plug, come dice Zack, in stile LEGO. Estrema modularità, non sempre significa facilità di riparazione. In questo teardown, oltre a capire perché si sia rotto in due punti scopriremo anche qualcos’altro di brutto.

Iniziamo con le fotocamera che non sono tenute ferme in posizione da assolutamente niente. Semplicemente si “incastrano” nella back cover. Per quanto riguarda la dissipazione del calore, la pasta termica è di qualità pessima. La dissipazione del calore, si può dire abbastanza facilmente, non è uno dei punti di forza di Pixel 4 XL ed è grazie al teardown analitico di JRE che si può constatare. Le due fotocamere, comunque, anche se non sono perfettamente ferme, hanno tutte e due la stabilizzazione ottica delle immagini. Certo che almeno un po’ di biadesivo, Google.

Ecco Project Soli, denudato

Project Soli è ancorato insieme alla capsula audio superiore di cui Zack esalta la qualità. Comunque il telaio, completamente in alluminio, nei bordi invece risulta essere di plastica. Malissimo, stiamo parlando di un terminale top di gamma che nella sua versione XL da 64GB costa 899€.

Tante viti, tanti connettori per una qualità costruttiva sopra la media. Ma alcuni dettagli, pensando che si parla di un top di gamma, lasciano una sensazione amara. Per fortuna, non si parla di difetti che un utente medio scoprirebbe facilmente. Peccato però, Pixel 4 rimane uno dei terminali più interessanti del 2019. Project Soli in cima a tutte le caratteristiche più golose, ma ormai la dotazione hardware, la pessima gestione del calore e la batteria da soli 2.800mAh nella versione base rovinano l’esperienza Pixel di fine anno. Peccato, sarà per l’anno prossimo.

Fonte

Informazioni su Nazareno Pisani

Appassionato di tecnologia, informatica ed anche videogiochi. Durante gli studi universitari mi sono imbattuto in OpenSUSE, la mia prima distribuzione GNU/Linux. Usata per parecchi anni, mi sono trasferito su Ubuntu, Debian e alla fine Linux Mint. Ma da quando ho saputo che Google avrebbe rilasciato il suo OS per smartphone basato sul kernel Linux, è stato amore a prima vista!

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