venerdì , 13 Dicembre 2019
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Xiaomi Mi 9T Pro test di sopravvivenza di JRE

Se lo seguite già su YouTube, saprete che Zack è una persona splendida, solare e molto socievole. Tuttavia, come accaduto in precedenza ed in ogni suo video della seria, Zack rivela subito il Mr Hideche si nasconde dentro di lui. Quello che vedrete qui sotto è Xiaomi Mi 9T Pro, ma nella variante nota come Redmi K20 Pro nel test di sopravvivenza di JRE. Il verdetto? Niente spoiler, buona visione.

Niente da aggiungere, possiamo solo limitare il nostro giudizio in completo e totale accordo con Zack. Xiaomi Mi 9T Pro in questo test di sopravvivenza ha rivelato la sua pelle di drago in tutto. Come ogni drago che si rispetti, resiste bene ai graffi ed al fuoco: non c’è bisogno di spendere un capitale per un terminale fatto bene, con specifiche tecniche da top di gamma.

La fotocamera potrà anche essere di qualche decimo di secondo più lenta di OnePlus 7 Pro, ma per un risparmio di centinaia di euro si ci può decisamente convivere. Altro discorso, invece, è la certificazione IP di resistenza ai liquidi. Avete ragione, nemmeno OnePlus 7 Pro ce l’ha: ma comunque durante il processo produttivo, il terminale viene isolato con caratteristiche tali da poter ottenere una certificazione IP68. Redmi K20 Pro o Xiaomi Mi 9T Pro no. Inezie, sicuramente. Che lo chiamiate Xiaomi Mi 9T Pro o Redmi K20 Pro, come in ogni test di sopravvivenza di Zack arriva il momento dell’accendino. Nessun danno rimane visibile sul display dopo l’esposizione prolungata al fuoco. Eccellente.

Comunque, la cosa strana è che Zack ha paragonato Redmi K20 Pro con Galaxy Note 10+, probabilmente infastidito dal costo elevato del top di gamma coreano. Almeno, dal punto di vista del prezzo. Perché parlando di specifiche, soprattutto per la fotocamera frontale, il termine di paragone si è spostato su OnePlus 7 Pro e OPPO Reno. In conclusione, test superato coi il massimo dei voti.

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Informazioni su Nazareno Pisani

Appassionato di tecnologia, informatica ed anche videogiochi. Durante gli studi universitari mi sono imbattuto in OpenSUSE, la mia prima distribuzione GNU/Linux. Usata per parecchi anni, mi sono trasferito su Ubuntu, Debian e alla fine Linux Mint. Ma da quando ho saputo che Google avrebbe rilasciato il suo OS per smartphone basato sul kernel Linux, è stato amore a prima vista!